26 marzo 2012 di fotografiaemacro
Antonio Giordano, macrofotografo dalle molteplici prospettive non è nuovo a fissare nel repertorio delle sue già ricche antologie di immagini anche quelle della rappresentazione della velocità e dei suoi miti. Tra queste Giordano raccoglie anche quelle, colte con rapida e sapiente tecnica di scelta e di felice angolazione, delle macchine conservate al Museo della Scienza di Milano. Giordano torna sulla stagione della prima audace avventura industriale, riproponendone lo slancio rivoluzionario dai toni futuristi. L’arte di Giordano finisce per concepire le locomotive e i loro movimenti imprendibili come un complesso “integrale” d’accelerazione naturale ed artificiale al tempo stesso, come un inno alla sfrenata palingenesi nel nome dell’improvvisazione e dello scandalo! Quell’epoca irripetibile, aggressiva e tormentata, segnata dalla straordinaria e travolgente vibrazione cosmica della civiltà delle macchine, trova nel fotografo una consacrazione originalissima: Giordano traduce il messaggio di armonia ebbra e nervosa degli opposti, in una sorta di arcana ed inedita metafisica moderna, ricomponendo le due dinamiche in frenetica libertà, quella dell’uomo e quella delle macchine. Il lascito di Marinetti pervade le foto di Giordano, attraverso la riscoperta estetica del “lirismo multilineare” futurista: un ritrovare “irrazionale” e puntiglioso, in grado di reinterpretare dal profondo il significato originale di quell’avanguardia, andando oltre la sua esperienza storica. L’attualizzazione “politica” dell’idea e dei simboli della religione dell’avvenire, dell’esaltazione delle conquiste della scienza e della tecnica, della geniale aspirazione del’uomo a guardare sempre in avanti, aldilà degli orizzonti estremi del genio.
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19 maggio 2011 di fotografiaemacro
Tra i pregi di Antonio Giordano, fotografo di originale versatilità, si distingue la sua capacità di cogliere inediti angoli di mondo generalmente trascurati dall’ordinaria professionalità dei moderni interpreti della rappresentazione. L’arte di Antonio Giordano riscopre universi viventi dell’infinitamente piccolo, fissandone i cromatismi fantastici in articolate immagini di movimenti e di pause. Il sogno del volo dell’uomo trova nel turbinio delle splendide macchine volanti naturali una propria ragion d’essere. L’osservazione paziente e puntigliosa di Antonio Giordano di astronavi, animate dai mille colori e dalle sagome eleganti e sinuose, ci offre uno spaccato di architetture spaziali, dinamiche e vibranti, in grado di aprire e solcare le immense vie dell’aria, simbolo ancestrale delle conquiste del cielo e del cosmo. Regista straordinario di uno spettacolo di mirabolanti farfalle, Giordano ci presenta una galleria di ardite invenzioni aeromobili, organizza un’affascinante flotta aerea e dei suoi aeroporti che si confonde con i fiori e le foglie di un eden inedito e primordiale. Ne emerge una narrazione fotografica di estrema varietà, che cattura le movenze di creature dalle cangianti intensità di colori e armonie. La mediazione di Giordano si traduce in una meticolosa ricognizione del reale, che evoca le emozioni fantastiche della velocità in un riequilibrato rapporto tra natura e avventura del progresso. Tramite la ricerca di una stupefacente e quasi utopica filigrana ottica, Giordano descrive, interpreta e, infine, pervade, in chiave di architettura futuristica, l’immaginario collettivo di Marinetti, immergendolo nel mondo meraviglioso del batter d’ali delle farfalle. Ci viene incontro un autentico capolavoro a costo zero nello stile di un artista, non nuovo nel condurci nel vasto territorio della sensibilità. La vocazione di Giordano è di svelarci i segreti di un universo sconosciuto, forse dimenticato, negli eccessi del rito orgiastico della moderna stagione delle immagini. Rivivono in questa sfida personalissima simpatiche miniature viventi, quasi un normale sposare opere d’arte e oggetti di design nella quotidiana teoria di vegetazioni fantasmagoriche. L’intreccio di istantanee lascia spazio al gusto e alla rivisitazione di soggetti non altrimenti conoscibili: in tale gioco d’insieme la fotografia di Antonio Giordano assume un ruolo esegetico. Nata per esser l’unica appare tanto rivelatrice quanto progettata come effetto moltiplicatore di vibrazioni e di proiezioni che hanno segnato la storia della scienza del levarsi nel vuoto. Atmosfere che rimandano alle suggestioni fantastiche dei viaggi interplanetari. Giordano, diversamente dai visionari ispirati dal volo degli uccelli, ci fa sognare l’eleganza delle evoluzioni di meccaniche avveniristiche uscite dal genio di Jules Verne. Per concludere non semplicemente un’esperienza estetica, quella di questo demiurgo di sensazioni, ma emotiva, al limite della favola. Il motivo è semplice: spettacolari sorprese, ritratti di rebus allusivi, quadri a soggetto, affreschi vagamente inquietanti, espressi da un fotografo geniale, inquieto, curioso e vagabondo. Un percorso di assoluto livello tecnico, cui non è estranea una rara magia inventiva.
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15 maggio 2011 di fotografiaemacro
Non tutti sanno che Antonio Giordano, oltre ad essere un fotografo dalle straordinarie qualità espressive, è anche un eccellente regista delle immagini in movimento. Giordano, dotato di una singolare capacità di coniugare suoni e colori di eventi, dove la ricorrente geografia dell’ingegno e dell’audacia dell’uomo si fonde con le diverse dimensioni ambientali, interpreta con sapiente suggestione cinematografica lo spettacolo offerto dal sollevarsi e dal volteggiare di aquiloni nel cielo di Porto Maurizio. In un trionfo di articolati segmenti di percorsi aerei, che si intrecciano e si disperdono nella mite atmosfera di aprile, Giordano coglie sensazioni di interminabili e fantasmagoriche sequenze di luci e di infiniti cromatismi. E non manca l’artista di accompagnare con suadenti melodie l’affascinante teoria di singolarità libere e liberanti, che danzano sull’orizzonte, sfiorando di volta in volta l’arena e l’onda del mare. Giordano riscopre e reinventa così l’idea stessa di musica a soggetto, attraverso una compiuta descrizione ritmica del volo degli aquiloni. Si propone così al nostro ascolto un’autentica lirica delle immagini. Una melodia dell’incanto che solo Giordano poteva regalarci.
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8 novembre 2010 di fotografiaemacro
Antonio Giordano ha il merito di riproporci con le sue foto le fonti della vita. Una condizione irripetibile dello stato naturale originario, ormai perduto e ricordato con struggente nostalgia.
Del resto il rispetto per l’ambiente, si sa, non è mai stato ed oggi ancor meno, al vertice delle priorità. Ingorghi di scarichi inquinanti, granelli di polvere, crepe nei muri, deliranti tracce di metalli tossici, ferite mortali alla nostra terra, alla culla della civiltà (o meglio dell’inciviltà umana, alla disinvolta faustiana pretesa di piegare il creato ai nostri disegni).
E tutto ciò quando va bene. In tanto aftermath, l’artista-fotografo Antonio Giordano ci offre spicchi di mondo incredibili, momenti di incommensurabile magia. Vedute delicate e fantastiche ad un tempo che stupiscono, oltre ogni aspettativa.
E’ qui il caso di 10 istantanee di farfalle, 10 bellissime farfalle, simbolo della vita, con i loro colori trionfanti, 10 della carta della fortuna negli arcani maggiori dei tarocchi, 10 come la pattuglia originale della famiglia dei numeri, 10 come l’essenza della luce, che ricorda le suggestioni dell’Avesta iranico. Dalle foto di Giordano con la natura incontaminata, in concentrazioni incompatibili con la mappa dispersa del thriller della quotidiana ed ordinaria follia del disastro ambientale.
Giordano sostituisce il disturbo di chi non vuole contemplare con il garbo ed il gusto di chi vuole ammirare. E tornare così bambino.
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12 ottobre 2010 di fotografiaemacro
On entre dans le monde de Antonio Giordano, de façon imperceptible, sans y prendre garde, on s’enfonce dans d’e^tranges sous-bois. Un’art qui évolue, qui se cherche sans cesse, qui jamais ne repose sur se branches d’arbre, qui repousse les limites du possible. Mais Antonio Giordano explique la tecnique, complexe, inventive de ses couleus. Il raconte comment l’expérimentation, fortuite en partie, l’à conduit à imprimer la nature sur la toile de la photographie. Les images de Giordano entretiennent le mystère. L’impression qui ils dégagent dans les variations infinies de gris, de ochre, de vert, de bleu et de jaune est douce, magnétique. Un exposition de motifs végéteux d’une infinie subtilité, conçue spécialement pour le génie de la photographie. Un savoir-faire ancien, car Giordano privilégie une approche sensoriel du réel. Tenté par l’abstraction des positions, il reste cependent à l’ecoute ce qu’il ressent face à un paysage, une ta^che de cieux ou une frise décorative. La photographie de Giordano crée ses propres mélanges, ses mouvements, ses couleurs, afin de retranscrire le plus fidèlement possible l’essentiel de l’émotion et de l’imagination, fu^t elle intellectuelle or creative. Antonio Giordano ne cesse de s’interroger sur l’essentiel de la creation. C’est ce culte de l’expression et de sa magie.
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11 ottobre 2010 di fotografiaemacro
ANTONIO GIORDANO: IMAGES OF SUBTLE BEAUTY
Antonio Giordano’s works: essential viewing for everyone interested in contemporary photography. The march toward celebrity can be a slow slog, in contemporary art, but for collectors that is an upside. Here is an area where discovering a virtually unknown master remains possible. Antonio Giordano transcribed visionary scenery, remote from material reality. Eventually, in almost imperceptible stages, the photographer slowly reverted to the visible world. Movement is conveyed in masterly brushwork and color applied with a rare sense of harmony. He offered images that can best be characterized as mental landscapes. In “Uliveti”, the nearly abstract composition conjures the images of a green living line, seen from somewhere at sea of colors. A kind of explosive exultation comes out in some of the landscape that Giordano began to imagine. A pale golden glow above the mountains hints at sunset lights. The evocation of his world is a range of mountains in the distance, partly concealed by floating emotions bands of clouds. An enormous Moon disc is only a suggestion, like a dimension imprecisely remembered from a dream. One element devoid of ambiguity, albeit hazily “painted”, sends an enigmatic message. In the foreground, the dark and elusive silhouette apparently holding opportunities of harmonies in blue and white, in shading sizes. Atmospheres in a quieter mood are a special essay in rhythmical movement. At his best, coining slogans around his snapshots, so essential for promotion on the contemporary photography scene, is problematic. Antonio Giordano pushes his “performance” in a provocative and original direction.
ANTONIO GIORDANO: immagini di sottile bellezza
opere di Antonio Giordano: visione essenziale per chiunque sia interessato alla fotografia contemporanea. La marcia verso la celebrità possa essere un lento trascinarsi, in arte contemporanea, ma per i collezionisti che è un lato positivo. Qui è un settore in cui scoprire un master praticamente sconosciuto resta possibile. Antonio Giordano scenario trascritto visionario, lontana dalla realtà materiale. Alla fine, a tappe quasi impercettibile, il fotografo lentamente tornato al mondo visibile. Il movimento è trasmesso in pennellata magistrale e colore applicato con un raro senso di armonia. Egli ha offerto le immagini che possono essere meglio caratterizzati come paesaggi mentali. In “Uliveti”, la composizione quasi astratta evoca le immagini di una linea di vivere verde, visto da qualche parte in mare di colori. Una specie di esultanza esplosiva viene fuori in alcuni dei paesaggi che Giordano ha iniziato a immaginare. Un bagliore dorato pallido sopra i suggerimenti montagne al tramonto le luci. L’evocazione del suo mondo è una catena di montagne in lontananza, in parte nascosta da galleggianti emozioni bande di nubi. Un enorme disco della Luna è solo un suggerimento, come una dimensione impreciso ricordato da un sogno. Un elemento privo di ambiguità, sia pure confusamente “dipinto”, invia un messaggio enigmatico. In primo piano, la sagoma scura e inafferrabile, apparentemente detenzione opportunità di armonie in bianco e blu, in ombra le dimensioni. Atmosfere in uno stato d’animo più tranquillo sono un saggio speciale in movimento ritmico. Al suo meglio, coniando slogan intorno al suo istantanee, così essenziale per la promozione nel panorama della fotografia contemporanea, è problematico. Antonio Giordano spinge la sua “performance” in senso provocatorio e originale.
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5 ottobre 2010 di fotografiaemacro
Il rapporto tra l’arte e la natura è antico. Un misto di creatività e di suggestione, che segna nel profondo la civiltà umana. I primitivi fissavano in immagini, spesso ingenue, ma sempre dense di pathos, scene di vita e fenomeni naturali. La rappresentazione del visibile e dell’invisibile nasce con la curiosità e con il desiderio di lasciare una traccia. Ambienti, storie, sentimenti e sensazioni offrono all’artista la possibilità di comunicare messaggi non altrimenti conoscibili. Un fascino inesauribile che pervade i capolavori del genio. L’artista riceve e trasmette poesia alla natura. In un certo senso la ricrea, la reinventa, ne svela gli aspetti meno noti. I fotografi non fanno eccezione. Il repertorio di Antonio Giordano è già ricco di confronti con microcosmi inafferrabili, con articolate dimensioni di colori e di luci. Spettrografie di giallo, effetti di blu e di verde, sfumature di viola si iscrivono nell’agenda di Giordano, senza troppo concedere a ricerche di maniera. Dono prezioso, particolarmente ispirato, sono le sue foto di uliveti. Giordano ci prende per mano e ci accompagna in scorci di ponente, immersi in oasi di serenità, in magiche parentesi nell’arco di faticose giornate di lavoro, alla riscoperta di aromi, di profumi e di sapori. Uliveti sterminati, adagiati intorno a armoniose onde di reti, in un contorno di rami in movimento. Temi musicali dai toni silenziosi, delicati e sensibili, che ben si sposano con la grazia sobria e genuina di un mito ancestrale. Intensità di valori, impareggiabili scenografie, riprese con sapiente regia, mete ideali e essenziali di chi desidera dedicarsi momenti rilassanti nella brevità della sosta. Mentre scende l’incanto della sera, tra i bagliori del tramonto. Sempre al prezzo di un sorriso.

Temi musicali dai toni silenziosi
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1 ottobre 2010 di fotografiaemacro

La lente di Antonio Giordano, non è nuova a fissare immagini del mondo. Esperienze inedite, sempre nuove, alla ricerca del senso delle cose. Fotografo dal cromatismo garbato e ricco di nuances sottili e romantiche, trasferisce la molteplicità nell’unità, riduce il complicato nel semplice. Reinventa la poesia del fotografare. Si muove come un maestro apprendista, Giordano. Dall’invisibile all’ignoto. Ventagli di oscillazioni del cosmo riprese con arte singolare. Uno sguardo su angoli di tempo e di storia. Un susseguirsi di universi dispersi, trame arcane trascritte in una quotidiana agenda di scorci e di viste, tra luci e ombre, tra resti e segni di anime vaganti, vive ed oranti, colte talvolta in un unico insieme, più spesso riproposte in spicchi di ambienti sfuggenti. Un abbraccio di pietre e di fiori, di ulivi, di pini e di archi, frutto di ancestrale pazienza, labirinti smarriti che si snodano tra richiami pelasgici e dimensioni di trasognata suggestione. Chiaroscuri di articolata bellezza, catturati in istanti di magia. Capitelli floreali di colonne di chiese barocche, nel caso di Bussana, geometrie urbanistiche, tra perimetri e balconi, tra tegole e sospiri di amanti, nel caso di Urbino, cieli al tramonto, nel caso di Porto Maurizio, atmosfere incantate, tracce e percorsi di umanità perdute, se pur mai assenti, scolpite nello scandire dei giorni. La sensibilità di Giordano si posa come un raggio su borghi e sentieri, su cespugli e dirupi, su oceani di verde, sulla favola di una natura che risorge ogni volta, rinnovando il suo mistero. Fascino e riscoperta di messaggi ancestrali. Tutto questo scopre per noi Antonio Giordano. Casalino Pierluigi, 1.10.2010.
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14 settembre 2010 di fotografiaemacro
Antico è il desiderio dell’uomo di conservare nella memoria il ricordo di se e del mondo intorno a se. Dall’arte descrittiva alla fotografia la rappresentazione del reale e del fantastico, in un crescendo di intelligenza, di inventiva, di intuizione e di tecnica, ha segnato pagine irripetibili della civiltà. La fotografia, tuttavia, è ancora un’arte giovane, in continuo sviluppo. E cerca anch’essa di fornire una risposta all’eterna domanda di quale immagine abbiamo del cosmo e di tutto ciò che in esso si muove. Spesso i risultati di questa ricerca sono curiosi e originali. Si tratta di autentiche fonti espressive e trasversali non solo delle opere e dei giorni, ma di particolari e di angoli di universo, non altrimenti riconoscibili a una prima e superficiale occhiata. L’amore per la natura genera oggi un progetto fotografico, spesso inimmaginabile
nelle forme tradizionali. Un modo per meglio cogliere e svelare la vita in ombra, recuperandone i particolari misteriosi, spesso smarriti nella confusione. Maestri nell’incontrare l’universo iconografico degli insetti e dei fiori con la trasgressione della tecnologia, sono, a tale riguardo, Antonio e Alfonso Giordano. Figli e interpreti dell’età macro-fotofografica, i due fratelli affrontano con sapiente regia il difficile compito di esaltare il micromondo con gli effetti della macroscopia. La loro esperienza supera i limiti amatoriali per proporre ai distratti un approccio inedito. E questo allo scopo di avvicinare l’elegante e sfuggente profondità del creato. Se non conoscete ancora il fascino dell’uso della fotografia “grottescamente” glamour dei due “fotonauti”, non c’è alternativa a tuffarsi in questo mare di sensazioni e di emozioni. Scintillanti e dinamiche geometrie dell’esistere, riprese e fissate con garbo in ambientazioni da favola. Un attimo di delicata freschezza nel quotidiano squallore degli umani. Una vetrina di vedute sublimi di un’arte inimitabile. E al tempo stesso, l’offerta quasi lussuriosa e ambigua di una natura così poco conosciuta, riservata e misteriosa. Casalino Pierluigi, 9.11.2009.
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